venerdì 13 novembre 2009

Mazzancolle al Moscato di Terracina "Oppidum"



Difficoltà
semplice

Costo
€ 55,00

Per 4 persone
1 kg di mazzancolle (circa 100 g l'una), 300 cl. di Moscato di Terracina “Oppidum”, 2 spicchi di aglio, 1 peperoncino, 1 presa di prezzemolo, 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva




Preparazione
Pulite le mazzancolle, lasciando testa e coda. Incidere sul dorso per eliminare l'intestino.
In una padella fate soffriggere l'aglio, aggiungete le mazzancolle e scottatele su entrambi i lati.

Versate un poco alla volta il vino e fatelo sfumare.

Aggiungete un mestolo di brodo vegetale e coprite.

Cuocete per 7 minuti, poi aggiungete il prezzemolo e servite.


Trucchi del mestiere
Per accendere il colore del piatto... aggiungete un po' di pomodoro fresco in concassè!

Il Sommelier consiglia
Moscato di Terracina Oppidum D.O.C. 2008
Regione: Lazio
Produttore: Cantina Sant'Andrea

Appunti di storia e note di degustazione
Furono i coloni greci a portare semi e tralci del dolce e profumatissimo moscato nelle terre della Magna Grecia. Quello di Terracina si distingue per i tralci lunghi color cannella, le foglie piuttosto grandi con dentatura larga e acuta, i grappoli piramidali e gli acini grossi, di colore giallo-verde e dorato, caratterizzati da una buccia spessa e resistente e la polpa ricca e succosa.

Grazie all'ambiente particolarmente favorevole, dai terreni sabbiosi e soleggiati del litorale a quelli argillosi della Valle spesso accarezzati dai venti di libeccio e scirocco, il Moscato di Terracina ha una grande storia da raccontare. Basta pensare che nel lontano 1926 la quantità della produzione sfiorava i 100mila quintali, per un valore di 15milioni di lire di allora! Erano gli anni d'oro, quelli in cui ogni giorno partivano dalla stazione di Terracina treni carichi di questa apprezzatissima uva moscato, diretti verso mercati nazionali ed esteri.


Con il suo Oppidum, La Cantina Sant'Andrea rende omaggio alla storia e alla cultura vitivinicola di questa terra del Moscato.

Giallo paglierino carico con lievi riflessi dorati, caratterizzato da profumi intensi di frutta tropicale, rosa appassita e albicocca e con un sapore ricco, pieno, equilibrato nell'acidità e esuberante nelle note aromatiche, l'Oppidum (moscato di Terracina D.O.C. Secco) accompagna elaborati piatti di pesce, fritti e antipasti di mare. Da servire fresco (10-12° C)

mercoledì 11 novembre 2009

Conoscere, degustare e apprezzare la birra... soprattutto d'inverno!



Con la proposta del risotto con mazzancolle aromatizzato alla birra ed il suo abbinamento con la pregiata Isaac della Selezione Balandin, il menu di novembre ci dà l'opportunità di fare quattro chiacchiere sull'affascinante percorso delle birre di qualità nella cultura italiana del bere.


Eh sì, perché seppure il Bel Paese, con poco più di una trentina di litri di consumo pro capite all'anno, resta parecchio indietro nella classifica mondiale degli amanti delle “bionde”, dove ci si imbatte in ben altri numeri - 157 i litri per la Repubblica Ceca, 131 per l'Irlanda, 115 per la Germania, 99 per il Regno Unito (99 litri) e via di questo passo con Belgio, Danimarca, Finlandia, etc (fonte: Assobirra 2004)-, è pur vero che negli ultimi dieci anni noi abbiamo stravolto il nostro modo di concepire e consumare questa antichissima bevanda.

Stop alla birra, leggermente aromatica e spesso troppo gasata, che si beve ghiacciata d'estate e si accompagna a pizza, wurstel o al massimo ad una grigliata di carne tra amici!
Grazie alla scelta in favore della qualità e all'evoluzione creativa del gusto messa in atto dai sempre più numerosi birrifici artigianali e accolta con entusiasmo da bevitori consapevoli e appassionati delle buone novità, ecco che anche in Italia il mondo delle birre comincia finalmente a conoscere quell'offerta varia, assortita ed interessante che da lungo tempo ha conquistato gli altri paesi.

Cominciamo a capirci qualcosa...

Com'è fatta
La birra è acqua, malto, luppolo, lievito e, se volete, spezie e frutta ad impreziosire il bouquet di aromi.


Dell'acqua ciò che influisce sulle qualità organolettiche della birra è soprattutto la durezza, ossia la presenza di sostanze minerali in essa disciolta. La regola è: acque dure per birre amare prodotte con malto tostato e acque dolci per birre delicate come le pils e le lager.

Derivato dell'orzo, ma anche frumento, segale, avena e altri cereali fatti germinare e poi essiccati e torrefatti, il malto è la nota dolce della birra.


Il luppolo è una pianta rampicante della stessa famiglia della canapa, dell'ortica e dell'olmo. Ad interessarci sono i cosiddetti coni, le infiorescenze della pianta femminile che contengono una sostanza ricca di oli e resine amari e aromatici. Fu per le sue proprietà conservanti che si cominciò ad aggiungere luppolo alla birra, ma ben presto le sue sfumature aromatiche hanno conquistato un posto di rilievo nel definire il carattere delle birre (un po' come accade con la varietà di uva per il vino).

Infine c'è il lievito, che determina il processo di fermentazione in cui gli zuccheri e gli amminoacidi del mosto si trasformano in alcol, anidride carbonica e sostanze aromatiche.

Come si conserva
Per mantenerne inalterate le caratteristiche organolettiche, la birra -che è un prodotto vivo- ha bisogno di particolare cura nella conservazione: luoghi ben areati ed asciutti, rigorosamente protetta dai raggi del sole e lontana da odori forti e persistenti, a una temperatura costante di circa 18°C.

N.B. Ad ogni modo la birra non riceve benefici dall'invecchiamento: le pils e le lager tendono ad opacizzarsi e ad avere una schiuma poco durevole, mentre le birre scure accentuano i toni liquorosi!

Come si serve
Le temperature di servizio - Per assaporare l'ampiezza del gusto di una buona birra, è fondamentale berla alla sua giusta temperatura e, soprattutto, mai ghiacciata!

In particolare:

  • Lager, Ice e Bianche devono essere servite tra i 4° e i 6° C
  • Ale, Speciali e Abbazia vanno bene intorno a 8°-10° C
  • Le Trappiste sono perfette tra 10° e i 12° C

La spillatura - Momento delicato, la spillatura della birra pretende che il bicchiere sia perfettamente pulito e sciacquato appena prima di versarla.

  • Aprite la bottiglia e controllate che il tappo sia assolutamente privo di ossido e muffe.
  • Posizionate il bicchiere a 45° e cominciate a versare la birra. Pian piano raddrizzate il bicchiere, formando un'abbondante testa di schiuma.
  • Posizionate bicchiere, bottiglia e tappo sul vassoio di servizio.

Vademecum di degustazione

La schiuma – É qui che risiedono gran parte dei profumi e delle sfumature olfattive della birra. A seconda del tipo, può essere più o meno scura, ricca, cremosa e densa, se ne giudica la grandezza delle bolle e, ancora, la sua durata, persistenza e aderenza al bicchiere.

Il colore – Contro il diffuso pregiudizio secondo il quale le bionde sono leggere e le scure invece forti, ribadiamo che il colore della birra non è direttamente legato al suo grado alcolico ma alla qualità e quantità di malto utilizzato ed esistono vere e proprie scale di colore delle birre, come la SRM (Standard Research Method) o dei gradi Lovibond.
Detto questo, il giallo paglierino è indice di una tostatura leggera che dona alla bevanda un gusto delicato, mentre le sfumature di colore più scure e rossicce sono date da temperature e tempi elevati che tostatura che liberano aromi intensi e persistenti. Talvolta, infine, il malto viene addirittura caramellato, assumendo un colore simile al cioccolato ed un sapore decisamente amaro.

La limpidezza – Altro fattore di significativa importanza nell'analisi visiva di una birra è il suo grado di limpidezza. Può essere quindi definita limpida e brillante, velata, opaca o persino torbida. Ciò che è interessante notare è che non sempre la limpidezza è un indicatore di qualità, anzi: spesso birre straordinarie sono volutamente non filtrate e la sospensione di lieviti è molto evidente.

L'odore – Della molteplicità dei profumi di una birra sono responsabili più di 600 composti chimici generati durante i processi di maltatura, tostatura e fermentazione. L'aroma principale resta comunque quello del malto, come di pane fragrante, biscotti appena sfornati, caramello o piuttosto con le note più amare di liquirizia e caffè.

Il corpo – Più o meno acquoso o denso e vellutato, il corpo disegna questo percorso sensoriale crescente dalle birre leggere a quelle strutturate. La sua corretta percezione si ha sin dal primo sorso, facendone roteare una buona quantità sulle pareti della bocca e sulla lingua.

Il gusto – Tutto si gioca nell'equilibrio, di volta in volta diverso a seconda della tipologia di birra e dello stile di fabbricazione, tra il dolce del malto e l'amaro di lieviti e, soprattutto, del luppolo.
Scientificamente, sulla punta della lingua è possibile apprezzare le sensazioni legate al dolce e, in certi casi, sentire il pizzicare dell'alcol ed il frizzare di alcune birre. La percezione dell'amaro richiede invece un sorso lungo, affinché la birra riposi qualche secondo sull'incavo della lingua prima di essere deglutita.
Ci sono poi tutta una serie di percezioni gustative, legate a sentori fruttati, floreali, vegetali, spezie, miele, cioccolato, etc. A tal proposito uno schema interpretativo interessante è la cosiddetta ruota degli aromi di Meilgaard.

Birre d'inverno
Ogni birra ha la sua stagione. Può sembrare un'affermazione quantomeno insolita, dal momento che l'industria moderna consente la produzione di ogni genere e tipo di birra in qualsiasi giorno dell'anno. Ma la tradizione birraia era ben altra...

Così, l'autunno accompagna il bevitore raffinato nell'incontro con le birre della stagione fredda.
Si comincia con le Bock, birre germaniche a bassa fermentazione e alta gradazione alcolica, dense, pastose e con un sapore deciso di malto che le rende perfette nei mesi di ottobre e novembre.

Zenzero, cannella, chiodo di garofano e noce moscata sono invece i profumi delle Spiced Beer, ottime compagne di giornate fredde e uggiose.

É quindi la volta delle Old Ale, birre inglesi, scure, con corpo vellutato, struttura potente e un invecchiamento che a volte suggerisce il paragone con un Porto o un Madera.

Amare, molto scure e con una forte personalità sono la tipica birra irlandese Stout e la londinese Porter.

E ancora, per chi ama gli aromi dolci, fruttati e quasi vinosi, come il grado alcolico pari a 12% vol., è il caso di affidarsi alle Barley Wine (letteralmente “vino d'orzo”).

Prodotte nelle abbazie di Belgio e Olanda, dove i monaci hanno impreziosito l'ospitalità offerta ai pellegrini con un'eccellente produzione birraia, le Trappiste si caratterizzano per la struttura aromatica molto ricca e variegata ed una gradazione alcolica piuttosto spinta. Accanto ad esse le Abbazia, stessa tradizione di corpo, aroma e gusto ma prodotte oggi in birrerie esterne.

La carrellata delle birre d'inverno si chiude, infine, con le Scottish Ale, una piacevole e intrigante versione scozzese delle Ale, le Strong Gold Ale dal corpo inglese e effervescenza, acidità e aromaticità tipiche belghe, le tedesche Rauchbier prodotte con malto affumicato in forno, le Oatmeal Beer con farina d'avena che conferisce un effetto quasi setoso.

Risotto carnaroli con mazzancolle e funghi porcini e galletti sfumato alla birra Isaac




Difficoltà
media

Costo
€ 50,00

Per 4 persone
330 g di riso carnaroli, 800 g di mazzancolle, 1 scalogno piccolo, 30 cl di birra Isaac, 60 g di burro, 300 g di funghi porcini, 400 g di funghi galletti, 2 cucchiaio di parmigiano reggiano, sale, pepe e prezzemolo q.b.






Preparazione

Pulite le mazzancolle, levando testa, guscio e intestino.
Fate rosolare nel burro lo scalogno tritato, unite le mazzancolle e scottatele su ambedue i lati per un paio di minuti.

Togliete 4 mazzancolle e tenetele in caldo, le altre tagliatele a tocchetti abbastanza grandi e nella stessa padella aggiungete il riso e fatelo tostare per 4 minuti.


Sfumate con la birra un poco alla volta e aggiungete i funghi precedentemente puliti (i galletti tagliateli in 2 parti, mentre i porcini a listarelle).

Aggiungete del brodo bollente, ottenuto con gli scarti delle mazzancolle e verdure.

Fate cuocere per 15-18 minuti, avendo cura di mescolare ed aggiungere altro brodo quando necessario.


Terminata la cottura del riso, mantecate fuori dal fuoco con il parmigiano, aggiungete il prezzemolo e regolate con sale e pepe.

Guarnite ogni piatto con una mazzancolla intera e servite!


Il Sommelier consiglia
naturalmente... Birra ISAAC Selezione BALADIN

Birra "blanche"
Alc. 5%
bott. 0,75 l
servire a 10-12°C

Ingredienti: acqua, malti d'orzo (da filiera moralmente controllata), frumento, luppolo, lievito, spezie, zucchero d canna grezzo (da commercio Equo e Solidale)
Non pastorizzata
Rifermentata in bottiglia

Note di degustazione
Elegantemente bianca r delicatamente raffinata, carezzevole per una brezza di agrumi, rinforzati dai sussulti di spezie dolci e delicate come il coriandolo.
Trova suadente collocazione con piatti delicati di pesce e con aperitivi di sfiziosi amuse gueule.

mercoledì 4 novembre 2009

Mazzancolle in tempura piccante



Per 4 persone
8 mazzancolle,1 l di olio di semi di arachide, tabasco
200 g di farina, 320 ml di acqua ghiacciata, 2 tuorli d'uovo





Per la pastella

Mettete i tuorli in una ciotola, sbatteteli bene, versate l'acqua ghiacciata e mescolate.

Setacciate la farina, aggiungetela e mescolate, ma non troppo a lungo affinché non diventi collosa (non importa se resta qualche grumo).

Aggiungete il tabasco.


Trucchi del mestiere
La leggerezza della tempura
Gli ingredienti della tempura sono gli stessi di quelli normalmente usati per i fritti. La differenza è nella preparazione: per mantenere la pastella così leggera utilizzate ingredienti e contenitori freddi e fate attenzione a non tenere troppo a lungo la pastella vicino al fuoco durante la friggitura.

Preparazione
Pulite le mazzancolle, eliminando gli intestini, lavatele bene e sgusciatele lasciando solo l'ultimo segmento del guscio insieme alla coda.

Fate anche 2-3 incisioni sul ventre in modo che non si arriccino durante la friggitura.

Immergete le mazzancolle nella pastella e friggetele nell'olio portato a temperatura.

Quando sono croccanti, mettetele ad asciugare sulla carta da cucina.

Trucchi del mestiere
Il test della temperatura dell'olio
Per testare la temperatura dell'olio, fatevi cadere qualche goccia di pastella:
  • se resta a galla e brucia quasi subito vuol dire che la temperatura è troppo alta;
  • se affonda sino a posarsi sul fondo e ci mette un po' a tornare a galla, è invece troppo bassa;
  • se affonda sino a metà della profondità dell'olio e torna a galla, significa che la temperatura è ottimale (170-180° C)

Il Sommelier consiglia
Ribolla Gialla Brut 2005
Regione: Friuli
Produttore: Eugenio Collavini

Note di degustazione
Dai Colli Orientali del Friuli e Collio, questo Vino Spumante Di Qualità si distingue per il perlage finissimo e persistente, il profumo delicato e al tempo stesso complesso e fruttato che introduce ad un gusto ricco di struttura e aromi.
Eccezionale come aperitivo e per accompagnare piatti a base di molluschi e pesce.

La mazzancolla: come riconoscere se è fresca



Gambero mediterraneo per eccellenza, la mazzancolla è un crostaceo dal gusto straordinariamente delicato. Le sue carni, sode e deliziose, contengono un'importante percentuale di vitamine, fosforo, calcio e ferro e pochissimi grassi.



É a lei che dedichiamo il menu di questo mese, a cominciare da sfiziosissimo cartoccio di mazzancolle in tempura piccante.

Ma prima d'ogni ricetta e consiglio gastronomico è importante imparare ad acquistare mazzancolle di qualità e freschezza garantite.

Ecco come:
  • il più veritiero indice di freschezza è l'odore: annusando la mazzancolla, non si deve percepire alcun sentore di ammoniaca

  • la testa deve essere ben attaccata al corpo, così come i suoi baffi devono risultare forti e resistenti
  • nell'acqua il suo colore è grigio, con bellissime trasparenze e riflessi gialli e rossastri: non deve essere annerita!

lunedì 26 ottobre 2009

Coccole d'autunno: sbriciolata ai frutti di bosco e mousse al cioccolato fondente

Per concludere dolcemente questo primo menu d'autunno, abbiamo pensato di lasciarci andare a qualche peccatuccio di gola in più e preparare non uno, ma ben due dessert!

Il primo è dedicato a chi ripensa ancora con malinconia ai sapori freschi e delicati dell'estate appena conclusa: fragrante pasta sfoglia, morbida crema chantilly e l'agrodolce degli ultimi frutti di bosco selvatici.
Il secondo, invece, è per gli autentici amanti del cioccolato, di quelli che non vedono l'ora che l'aria geli un pochino per riscoprire maglioni e coperte, starsene a casa in famiglia o tra amici e tornare finalmente a coccolarsi affondando il cucchiaino in un'irresistibile mousse al cioccolato fondente.

La sbriciolata ai frutti di bosco



Per la crema chantilly

Ingredienti e dosi
500 g. di latte, 125 g. di zucchero, 4 tuorli, 40 g. di farina, 5 g. di burro 1 baccello di vaniglia

In una casseruola versate il latte con il baccello di vaniglia diviso in due longitudinalmente e portate a ebollizione.

In un altro contenitore battete i tuorli con zucchero sino ad ottenere un composto omogeneo.

Unite la farina, mescolate rapidamente e aggiungete 1/3 del latte bollente.

Ora versate il miscuglio nella casseruola, rimettere sul fuoco e attendete la comparsa delle prime bolle per spegnere e travasare la crema in una ciotola.

Fate raffreddare, avendo cura di mettere sulla superficie qualche fiocchetto di burro affinché non si formi la pellicola.

Aggiungete la panna montata leggermente nella quantità pari ad 1/3 del peso della crema, che da pasticcera diventerà così chantilly.

Per la pasta sfoglia
Se volete che il dolce renda perfettamente omaggio alla vostra maestria di pasticcere, non cedete alla tentazione di acquistare la pasta sfoglia bella e pronta... Rimboccatevi le maniche e armatevi di tanta pazienza!!! :)


Ingredienti e dosi
600 g. di farina, 800 g. di burro, 1 uovo e ½, 50 g. di acqua, sale

Impastate la farina con 250 g. di burro, l'acqua, le uova e un pizzico di sale. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e lasciate riposare in frigo per 4-5 ore.

Trascorso il tempo, stendete la pasta con il mattarello sino a creare un rettangolo spesso circa 1 cm.

Ponete al centro i 550 g. d burro rimasti, appiattendolo un poco, e richiudere sul burro i due lembi di pasta.

Ora, imprimendo al mattarello una pressione regolare e muovendolo sempre nella stessa direzione, stendete nuovamente la pasta formando un rettangolo di 0,5 cm di spessore. Ripiegate il rettangolo in 3 e riponete in frigo per un'ora.

Ripetete questa operazione per una seconda volta dopo un'ora e per una terza volta dopo 5 ore.

Pronta!

Per la salsa ai frutti di bosco

Ingredienti e dosi
4 vaschette miste di frutti di bosco freschi, 100 g. di Grand Marnier, 100 g. di vodka, 150 g. di zucchero

Mescolate il tutto in una padella antiaderente e cucinare lentamente a fuoco basso, fino a ridurre in purea.

Montaggio del dolce
Prendete un cucchiaio abbondante di crema chantilly e posizionatela al centro del piatto.

Sbriciolate a piacimento la pasta sfoglia e versate due cucchiaini di salsa ai frutti di bosco.

Guarnite con qualche frutto fresco e spolverate con lo zucchero a velo.

Servite!

La mousse al cioccolato fondente


Ingredienti e dosi
250 g. di cioccolato fondente al 70%, 125 g. di burro. 6 uova

Attrezzi del mestiere
Il suo nome è “bastardella”, a causa della sua forma imperfetta: né ovale, né circolare. Si tratta di un recipiente di metallo con due manici, simili a quelli di una bacinella.

Preparazione
Disponete il cioccolato ed il burro in una casseruola e fate fondere il tutto a bagnomaria.

Togliete dal fuoco, versate il composto in una bastardella e, quando il cioccolato raggiunge la temperatura di circa 60° (tiepido), unite uno alla volta i tuorli mescolando con una spatola di gomma.

Aggiungete infine gli albumi montati leggermente a neve. Versate in stampi a piacimento e lasciate riposare in frigo per almeno 3 ore.

Montaggio del dolce
Ponete la mousse al centro del piatto, spennellate con del cioccolato fondente e aggiungete un rametto di menta.
Servite!


Lo sapevate che...
Il cioccolato fa bene, se è fondente è meglio!


Sono ormai noti gli studi che dimostrano le numerose proprietà benefiche del cioccolato, tanto da divenire luoghi comuni: combatte fatiche e stress, favorisce la concentrazione, consola e premia, dona il buonumore, ha potere afrodisiaco e chi più ne ha più ne metta.
Se poi è fondente, ed è di qualità, il cioccolato è un toccasana per cuore e arterie, che riduce il rischio di infarto, ictus e anche di alcuni tumori.
Sono infatti i flavoniodi, ossia quelle sostanze che conferiscono al cioccolato fondente il suo caratteristico gusto amaro, ad agire sulle pareti di vasi sanguigni con un intenso effetto rilassante.

Triglie in tortiera



Difficoltà
semplice
Costo
€ 20,00

Per 4 persone
1200 g. di triglie di scoglio, 200 cl. di aceto bianco, 1 spicchio di aglio tagliato a fettine sottili, 10 pomodorini pachino, 1 peperoncino fresco, olio extravergine di oliva, sale q.b.


É un piatto tipico della tradizione siciliana, che nella sua versione classiche è fatto con le alici o con le sarde. La nostra variante utilizza invece le triglie di scoglio...
Preparazione
Pulite, lavate e squamate le triglie.
Versate tutti gli ingredienti in una casseruola e fate bollire per 2-3 minuti.
Servite!
Il sommelier consiglia
Cambrugiano Verdicchio di Matelica Doc Riserva
Regione: Marche
Produttore: Belisario

Note di degustazione
Molto strutturato, sapido e aromatico, questo vino esprime tutta la ricchezza del patrimonio organolettico e di un processo di produzione complesso, che va dalla vinificazione con il metodo della criomacerazione all'affinamento in acciaio ed in botti di legno di rovere.

Le parole del vino
Criomacerazione. É un particolare metodo di vinificazione che permette di estrarre la pienezza degli aromi contenuti nelle bucce e nei vinaccioli, senza però acquisire anche le sostanze coloranti e i tannini importanti per i vini rossi ma assolutamente negativi per i bianchi.
Tale processo, a freddo, inibisce gli enzimi e fa sì che con la fermentazione alcolica il vino acquisisca le sostanze odorose aromatiche e pochi polifenoli (le sostanze responsabili del colore, come i tannini) e di esprimere poi tutta la complessità di aromi e profumi dell'uva dalla quale è stato prodotto.

lunedì 19 ottobre 2009

Linguine con triglie di scoglio e olive itrane a crudo



Difficoltà
media
Costo
€ 15,00
Per 4 persone
400 g. di linguine, 500 g. di triglie, 1 spicchio di aglio, ½ cipolla, 1 costola di sedano, 8 pomodorini, 100 gr. di olive itrane, 1 mazzetto di basilico, olio extravergine di oliva, sale q.b.
Consigli per gli acquisti
Olive itrane. Spesso è conosciuta anche come“oliva di Gaeta”: un tempo infatti era quest'ultima ad ospitarne le coltivazioni, mentre oggi la maggior parte della produzione risiede ad Itri, paesino di collina a circa 5 km dal mare. Le caratteristiche del territorio ed il processo di lavorazione conferiscono all'oliva itrana un aroma unico, proprio di un prodotto tipico di alta qualità, candidato al riconoscimento del marchio IGP.
In particolare, questi frutti d'olivo dalla forma leggermente affusolata vengono raccolti a mano , calibrati e selezionati la sera stessa, stoccati in acqua dolce per 20-30 giorni e poi in acqua salata. Nasce così il sapore amarognolo con sfumature acetiche classiche delle fermentazioni naturali ed il caratteristico profumo di mosto vecchio.


Preparazione
Pulite, lavate e squamate le triglie, sfilettatele e con una pinzetta togliete le eventuali spine rimaste nei filetti.
Snocciolate le olive e mettetele da parte insieme a qualche filetto di triglia.
Con la carcassa delle triglie preparate un brodo, aggiungendo il sedano e la cipolla.
In una padella fate rosolare l'aglio in un filo di olio extravergine di oliva. Unite i filetti di triglia e i pomodorini e fate saltare per pochi secondi.
Aggiungete il brodo, poco alla volta, fino a quando le triglie non cominciano a sfaldarsi.
Bollite le linguine in acqua salata e poi saltatele in padella insieme alle olive snocciolate.
Servite, guarnendo con filetti di triglia crude ed una foglia di basilico.
Il sommelier consiglia
Franciacorta Brut Rosè Docg, sboccatura 2008
Regione: Lombardia
Produttore: Baroni Pizzini
Note di degustazione
Franciacorta, terra di nobili dimore e colline vitate, di cascine e cantine, è il luogo ed il metodo di produzione delle migliori bollicine d'Italia.
Con le sue note di frutta secca e confettura, il Rosé Docg, come tutti gli altri vini Barone Pizzini, è frutto di metodi di lavorazione che, sia in campagna che in cantina, preservano intatte le caratteristiche che la natura incontaminata sa donare all'uva. Tutti i vigneti Barone Pizzini, in Franciacorta, Toscana, Marche e Puglia, sono infatti certificati secondo il disciplinare della viticoltura biologica, volta a garantire ad ogni vino la sua qualità superiore.
Le parole del vino
Sboccatura (degorgement)
É l'ultima fase di lavorazione dello spumante, secondo il metodo classico o champenoise e serve a far fuoriuscire le fecce, ossia i residui della presa di spuma, la seconda fermentazione che rende il vino spumeggiante. Ciò avviene congelando il collo della bottiglia affinché, togliendo il tappo, la pressione espella il ghiacciolo con le fecce. Si procede poi rimboccando la bottiglia con sciroppo di vino e zucchero, liqueur d'expédition, che determina le caratteristiche dello spumante (dolce, dry, brut, ecc...). Infine la bottiglia viene tappata con il classico tappo di sughero.
Riportare nel retro dell'etichetta l'anno di sboccatura denota maturità e cura del consumatore: tale informazione è infatti un importante indice di freschezza, tanto più che gli spumanti e gli champagne dovrebbero essere consumati entro un anno dalla data di sboccatura.

martedì 13 ottobre 2009

Filetti di triglia di scoglio con emulsione di olio e limone

... in meno di


Difficoltà
semplice

Costo
€ 20,00

Per 4 persone
1 kg. di triglie di scoglio (8 pezzi), 1 limone succoso, 2 spicchi di aglio, 1 manciata di prezzemolo, olio extravergine di oliva, sale q.b.



Preparazione
Pulite, lavate e squamate le triglie, sfilettatele con testa e coda comprese.

Nel frattempo preparate l'emulsione con l'olio, il limone e l'aglio tagliato a pezzettini.

Scottate velocemente le triglie sulla piastra per circa 30 secondi e solo dalla parte aperta.

Disporle in piatto, condire con abbondante emulsione e servire.


Il sommelier consiglia
Stoan Doc 2007
Regione: Alto Adige
Produttore Tramin

Note di degustazione
Il suo nome significa "sasso" ed è un omaggio al terreno roccioso, calcareo e ricco di minerali che nutre le pregiate uve di Termeno, Sud-Tirolo.
Dopo la vendemmia, una pressatura soffice e poi la fermentazione in botti di legno ne valorizzano la personalità con aromi raffinati, note di pesca e sambuco e, ancora, ananas, banana, pera.
É fresco, morbido e straordinariamente piacevole.

lunedì 12 ottobre 2009

La triglia: l'intenso sapore del mare




La scelta del mese di ottobre cade su quello che fu uno dei cibi preferiti dagli antichi romani: la triglia. Con le sue carni tenere e al tempo stesso sode ed elastiche, questo simpatico pesciolino porta in tavola quel che si dice l'intenso sapore del mare. Mentre son presto dimenticate le scocciature dovute alle grosse squame ed alle fastidiose spine...


Io la adoro per il suo muso buffo con i due lunghi barbigli, per il colore della pelle che mette allegria, ma soprattutto per la ricchezza di gusto delle sue carni e, perché no, anche della spina centrale che, fritta e biscottata, diventa un insolito e goloso stuzzichino!



Come riconoscere se è fresco
Al momento dell'acquisto fate attenzione ad alcuni particolari decisivi:

  • la pelle deve essere lucente e le squame aderenti al corpo

  • gli occhi devono essere vivaci e sporgenti, con la pupilla nera

  • le branchie devono avere un coloro rosso acceso

  • la pancia non è gonfia


Un attrezzo molto utile...
Non tutti i pesci hanno le squame e non tutte le cotture prevedono che siano eliminate, anzi... nel caso del pesce al sale, ad esempio, sono proprio le squame a garantire la necessaria protezione.
Con le triglie, però, la squamatura è obbligatoria: grandi e piuttosto spesse, le squame rischiano di provocare un vero disastro se finiscono nell'intingolo che stiamo preparando.
Ma ecco che in nostro aiuto viene uno dei più ingegnosi attrezzi di cucina: il coltello squamatore. A dire la verità ne esistono di diversi tipi, dai più semplici a quello con serbatoio. Basta passarlo sul pesce nel verso contrario alle squame et voilà il gioco è fatto!

Triglia di sabbia o di scoglio?
La mia preferita è la seconda. La triglia di scoglio vive ad una profondità media, su fondali rocciosi, dove si nutre di plancton e piccoli crostacei: tutto questo accende le bellezza del suo colore e, soprattutto, rende le carni sono ancor più toniche, polpose e saporite.

Ed è infatti la triglia di scoglio quella che scopriremo: grigliata e condita con un'emulsione d'olio e limone, con linguine e olive itrane ed in una gustosa reinterpretazione delle alici in tortiera alla siciliana.


Buon appetito!